La storia dal Caffè Espresso in Italia
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La storia ci racconta

Origini e diffusione, invenzione ed evoluzione delle macchine per espresso e l'importanza del caffè nella cultura italiana

Espresso in italiano antico indica un prodotto ottenuto, tramite spremitura, o in qualche modo estratto al momento. Per questo motivo, il significato sta ad indicare un’azione rapida e denota alimenti/bevande appositamente e istantaneamente preparati.

Con il termine “Espresso” è denominato, quindi, il caffè consumato velocemente nei locali dei bar e delle caffetterie, preparato espressamente per il cliente con un particolare metodo di estrazione, utilizzando una speciale macchina che consente di ottenere una bevanda servita in tazzina molto concentrata, cremosa, dal gusto e dall’aroma intensi.

Le prime invenzioni e i primi brevetti delle macchine professionali per espresso in Italia risalgono alla fine del XIX secolo. Le macchine per caffè espresso, oggetto di continua evoluzione a livello tecnologico, sono oggi diffuse in tutto il mondo.

I primi brevetti delle macchine professionali per espresso in Italia risalgono alla fine del XIX secolo

Questo metodo di preparazione, chiamato appunto espresso e noto oggi in tutto il mondo come simbolo del caffè italiano, è quello che sicuramente riesce a esaltare al meglio le caratteristiche visive ed organolettiche del caffè.

Con la evoluzione delle macchine a pressione frutto della più avanzata ricerca del Design italiano, si attua pienamente il profondo connubio tra produzione industriale, creatività artigiana, estetica, esigenze degli esercizi commerciali, dove è preparato e somministrato l’espresso, e soddisfazione degli utenti, che caratterizza la filiera del caffè espresso italiano tradizionale e ne guida i successivi sviluppi.

La stragrande maggioranza degli Italiani inizia la sua giornata con un caffè espresso consumato al bar; lo ordina in ufficio durante una pausa di lavoro; vi termina il pasto di mezzogiorno e a volte anche quello serale. Il caffè scandisce il tempo giornaliero, sia per il suo preciso ricorrere nelle varie fasi della giornata sia perché è esso stesso una misura del tempo.

“Giusto il tempo di un caffè” oppure “Prendo un caffè e arrivo” sono frasi ricorrenti nel linguaggio italiano riferite ai tempi precisi della sua istantanea e codificata preparazione. E’ anche sinonimo di convivialità e incontri. “Prendiamo un caffè?” è una frase consueta utilizzata per socializzare, suggellare un affare, avere un’interruzione di attività, vedersi tra amici, intraprendere una relazione.

“Giusto il tempo di un caffè” oppure “Prendo un caffè e arrivo” sono frasi ricorrenti nella lingua italiana

Il caffè servito bollente e fumante realizzato all’istante al bar è oggetto di continue disquisizioni rispetto al gusto, l’aroma, il colore, la cremosità, i modi e i recipienti per servirlo. Non è raro ascoltare clienti intervenire anche su aspetti più tecnici come la provenienza dei caffè che compongono la miscela, il sapore e il gusto dell’espresso, la specifica grammatura, il grado e il tempo di macinatura, la temperatura dell’acqua e delle tazzine, la manutenzione delle macchine. Il Caffè Espresso Italiano Tradizionale costituisce, così, una vera e propria cultura e un rituale soggetto a regole severe custodite dalla comunità.

Le caffetterie dove si somministra il caffè nascono in epoca precedente l’invenzione dell’espresso e sono presenti in tutta Europa dal 1700 con la diffusione di questa bevanda quando ancora non era preparata con la procedura a pressione. All’epoca, il caffè costituiva una pratica riservata alla borghesia illuminata e innovativa, apprezzato dagli intellettuali e dagli spiriti liberi come corroborante e aiuto alla concentrazione. I “Caffè” sono ritrovo per scrittori, artisti e innovatori sociali; il luogo dove scambiare le idee e, a volte, elaborare le opere.

La più importante rivista dell’Illuminismo italiano che si chiamava proprio Il Caffè, fu fondata e scritta da Pietro Verri e simulava proprio le discussioni in un caffè. L’atmosfera dei caffè veneziani è stata immortalata ne La bottega del caffè di Carlo Goldoni, in cui vengono descritti i rapporti fra borghesi in ascesa (fra cui lo stesso gestore della bottega) e nobili decadenti.

La trasformazione degli esercizi di vendita si è attuata in Italia negli ultimi 150 anni con l’introduzione della macchina da caffè espresso. Grazie ad essa i locali si sono rinnovati mantenendo la tradizione e le caratteristiche storiche artigianali. Furono soprattutto le piazze a riempirsi dei tavolini dei caffè: sotto i portici della piazza principale esercitavano la propria attività almeno due caffè contrapposti, i cui nomi si ripetevano simili da una cittadina all’altra.

Al design delle macchine per caffè espresso hanno contribuito firme prestigiose della creatività italiana, tra cui Giò Ponti e Bruno Munari

Alla progettazione delle macchine, divenute oggetto di design, contribuiscono le firme più prestigiose della creatività italiana, tra cui Giò Ponti e Bruno Munari. La macchina professionale per caffè espresso contraddistingue con la sua presenza il locale che si avvale dell’assistenza del Torrefattore e di tutto il complesso sistema produttivo. La facilità operativa e la qualità del prodotto agevolano lo sviluppo degli esercizi momento finale di  questo  particolare  sistema  di  produzione integrato,  tipico  italiano,  che  unisce  ricerca,  capacità  imprenditoriale, innovazione, design, e patrimonio nella cultura del caffè espresso tradizionale.

Per un italiano è quasi impossibile rinunciare all’offerta di un caffè o terminare un pasto senza l’Espresso. E’ ritenuto il modo migliore per iniziare una giornata, ritrovare energia, ricaricarsi e anche fare una pausa e rilassarsi. E’ qualcosa da offrire con piacere ad altre persone. Con il suo costo  contenuto risolve ottimamente la consuetudine sociale italiana di offrire una consumazione al bar. Costituisce anche un modo per fare del bene: a Napoli si usa lasciare un caffè pagato alla cassa del bar per offrire un espresso anonimamente a un prossimo avventore che non possa permetterselo.

Pietro Laureano